Potere rappresentato nel ducato sabaudo

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Tra narrazione e ierofania: le forme di rappresentazione del potere nel ducato sabaudo (secc. XV-XVI).

Giovedì 24 maggio alle ore 15.30, nella Sala Pellegrino della Biblioteca Peterson in Torino, Laura Gaffuri (Università di Torino) e Luisa Clotilde Gentile (Archivio di stato di Torino) discuteranno dei temi generali proposti dal libro Rituels dynastiques et mises en scène du pouvoir. Le cérémonial princier à la cour de Savoie, Sismel, Edizioni del Galluzzo, 2017, con l’autrice Thalia Brero (Université de Genève), in un dibattito guidato da Luigi Provero (Università di Torino).

La storiografia politico-istituzionale rivolge da anni un’attenzione crescente alle forme di rappresentazione del potere nella società dei principi tra Medioevo e Rinascimento, e a una documentazione nella quale i contenuti della prassi politica si fondono con un vocabolario simbolico-religioso teso a rappresentare la sacralità del potere e delle sue élites. Se i marcatori religiosi più noti del primato politico delle corti europee sono le agiografie di corte, le invenzioni di reliquie, i culti eucaristici, le visioni profetiche, le ierofanie, su un piano diverso si collocano i rituali e i cerimoniali di corte. Unendo i caratteri della ‘narrazione’ e della “mise-en-scène” della sacralità del sovrano, essi intendevano ‘normalizzare’ i principali momenti di passaggio degli assetti istituzionali, come le nascite, le morti, i matrimoni e le ascese al trono. Polisemia, plasticità e fluidità furono i caratteri fondanti del loro registro “narrativo”, dai quali dipese sia la loro efficacia sia una «ambiguità» (Philippe Buc) che lo storico ha l’obbligo di decodificare alla luce di precisi case-studies, distinguendo l’una dall’altra realtà e rappresentazione.

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