Una tradizione documentaria e i suoi limiti: Salerno, secolo IX-XI

L’archivio della Trinità di Cava è il più grande dell’Italia meridionale altomedievale: fino al 1077 conta poco meno di duemila atti, con i nomi di centinaia di conti, di cui si riesce a delineare compiutamente quasi solo il profilo privato. Il loro ruolo in ambito pubblico rimane in ombra, tanto da indurre alcuni studiosi a considerare il titolo comitale come puramente onorifico. In ogni caso il prestigio risulta basato essenzialmente sull’appartenenza a un gruppo, anziché sull’esaltazione del singolo. La scoperta di frammenti da archivi periferici ormai perduti, insieme con la rivalutazione di altre carte a torto ritenute false,  amplia una tradizione documentaria che ci consegna un’illusoria immagine di completezza. Il confronto con la diversa tradizione capuano-beneventana permetterà a Vito Lorè (Università di Roma III) di cogliere la specificità del caso salernitano, suggerendo verifiche su altre tradizioni archivistiche. Nel suo seminario del 22 gennaio 2015 (ore 15) su Una tradizione documentaria e i suoi limiti: Salerno, secoli IX-XI, interverranno anche Simone Collavini (Università di Pisa), Tiziana Lazzari (Università di Bologna), Luigi Provero e Massimo Vallerani (Università di Torino).

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