Dall’homo sapiens al digitale: miti di cambiamento

È assai diffusa oggi la tendenza a leggere il passaggio al digitale come uno degli snodi storici che hanno segnato in profondità i grandi mutamenti delle mentalità e delle culture: proprio come sono tradizionalmente intesi il passaggio dalla oralità alla scrittura, e poi il passaggio dalla scrittura manuale a quella della riproducibilità meccanica con l’uso (non la scoperta!) della stampa e dei caratteri mobili, o l’uso generalizzato dei mezzi audiovisivi attraverso la televisione in ogni casa. È importante dunque tentare di capire se veramente le tendenze apocalittiche, il progresso come discontinuità (letta sempre come catastrofica dagli intellettuali conservatori, Platone in testa) sia veramente il meccanismo che governa i rapporti fra la scrittura e la società che ne usa. Di fronte all’indubbio mutamento di gusti, modelli, contesti espressivi che coinvolgono la scrittura in ambito digitale, si può guardare all’indietro, per constatare se la storia delle “svolte” epocali della scrittura presenti davvero rotture e antitesi tali da potere essere descritte come rivoluzioni e sismi distruttori.

Alla luce degli studi archeologici e antropologici più recenti, pare invece che se mai ci fu, nella brevissima storia dell’uomo sul pianeta, un evento degno di tutti quegli aggettivi e forse anche di maggiori, esso avvenne parecchie decine di migliaia di anni fa: il che induce a domandarsi se quegli eventi cui sopra si accennava non debbano forse essere considerati semplici aggiustamenti in corsa nell’evoluzione di un sistema peculiare di conoscenza che gli studi odierni chiariscono sempre meglio e che si caratterizza sempre più come il vero punto di snodo per l’umanità. Il passaggio dall’animale uomo all’homo sapiens. Che divenne tale quando diventò l’uomo dei segni ovvero l’uomo dei linguaggi. Su questo punto specifico – il passaggio al linguaggio, la transizione dal suono al segno e al simbolo – Gian Giacomo Fissore sviluppa qualche considerazione che si riflette direttamente sulle nostre capacità di valutare quanto la tecnica digitale può influire realmente nella formazione ed organizzazione della comunicazione e, dunque, nell’innovazione del sapere

  • Facebook
  • Twitter
  • Email
  • RSS